Er Gatto Ed Il Genio Matto

scritto da Domenico De Ferraro
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 2 ore fa • Revisionato 2 ore fa
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Autore del testo Domenico De Ferraro

Testo: Er Gatto Ed Il Genio Matto
di Domenico De Ferraro

 

ER GATTO ED IL GENIO MATTO

 

Ciao, come stai? Si dico a te lettore. Spero bene perché, te voglio raccontare 'na storia nova , successa stamattina, fresca , fresca,
che ancora nun m'esce dalla testa. Stavo in centro, er cielo era pulito, er sole picchiava forte, intorno a me sembrava tutto colorato.Passo sotto un albero, me fermo un momentino, guardo sopra ar ramo... e vedo un gatto strano e birichino. Tre occhi sulla faccia, mica uno solo, e se ne stava lì tranquillo, come fosse er padrone der l’albero.

Un signore da sotto je grida a squarciagola:

ALFONSOOOO,  Scendi …li mortacci tua me stai a far venire il fiatone !

Er gatto se gira, lo guarda e nun fiata, poi fa 'na faccia seria, quasi fosse 'na persona importante e rispettata.

Quello de sotto gli torna a gridare: Smettila de fa' er felino! Scendi giù da quell'albero!

Alfonso il gatto  sorride.

Fa 'n salto.poi spicca un volo come fosse un angelo

Passa sopra un tetto, poi un altro per poi ,
atterra preciso , preciso sur tetto der signor Alberto.

Alberto fa er panettiere, s'alza  sempre prima der sole,
fa pane, pizza, cornetti e du' pagnotte co' le parole.
C'ha 'na moglie, Marisa, donna grossa e assai tosta,
che quando parla forte, pure er lampadario se sposta.

Ma Alberto nun è uno normale,
c'ha 'na cosa in casa che potrebbe fa' paura:
'na lampada magica, antica e misteriosa,
e dentro quella lampada  ci vive Eugenio, 'na creatura assai nervosa.

Eugenio è 'n genio, ma de genio c'ha poco de suo,
se fatto trecento anni  de galera , in molti l’hanno lasciato da solo co' er fuoco e il silenzio del deserto.
Ogni tanto Alberto lo fa uscì dar contenitore,
ma se lo disturbi male... te gonfia come un pallone.

Alberto strofina: struscia, struscia...

La lampada trema.Poi appare in  una luce rossa.

Eugenio il quale  esce come un pazzo urlando:

M'HAI ROTTO Li C…..

Alberto nun risponde.

Ha imparato la lezione. Quando  Eugenio  è arrabbiato è mejo sta  silenzio che avere  'na spiegazione.

Perciò, prima de chiedere un desiderio  , avvisa Marisa:

Amore, nun me chiamà, nun me disturbà,
che oggi devo  parlare con Eugenio il genio della mia lampada.

Vestaglia addosso. Pantofole rosse.S'accuccia sur tappeto, chiude l'occhi e incomincia a strofinare la lampada.
La quale s’allunga s’accorcia a suo piacimento.

E mentre Marisa sta in cucina...

PUFF!

Alberto sparisce.

Alberto è pronto vieni a tavola?

Niente.

Albertooooo?

Silenzio.

Marisa apre er bagno.

Guarda sotto ar letto.

Controlla pure er forno:

 Ma dove sei finito, amore?

Nessuna risposta.

Alberto  dopo aver tanto strofinato ormai vaga tra varie dimensioni, tra pianeti, galassie e strane situazioni.

Un momento è gatto. Quello dopo è topo. Poi allocco.

Poi nuvola. Poi chissà che cosa.

Marisa perde la pazienza:

Qui serve la polizia!

E parte co' le chiamate: polizia, pompieri, infermieri,
guardie, dottori, psicologi e carabinieri.

Poi pensa:

Mo’ chiamo pure la NASA.

 Pronto?

NASA, c'ho un problema serio: mio marito è sparito e forse vola nell'universo sconosciuto!

Dall'altra parte fanno silenzio.

Poi rispondono:

Signora... provi a richiamà domani.

Marisa chiude.

Ma vaff...

E se mette a piangere.

Poi lavora a uncinetto.

Poi chiama l'amiche.

E racconta tutto quanto.

Parla.

Riparla.

Spiega ogni cosa  .

Alla fine se prepara un tè alla menta e rimane sola davanti allo specchio.

So' io?

Silenzio.

Nun so' io?

Silenzio.

Ma chi so' io?

FLASH!

Una stella appare davanti ar balcone.

Marisa la guarda.

La stella je fa le boccacce. Ma che te ridi?

La stella:

Bleee!

Marisa:

Ma vattene affanculo!

BOOOOM!

La stella esplode.

E dal cielo scende Alberto.

Ma Alberto nun è più Alberto.

Sta sopra un cavallo alato, co' un'armatura pesante, lucida, de cento chili, la spada arzata e l'occhi belli vivi.

Guarda l'orizzonte.

Poi urla:

AVANTI, MIEI PRODI!

Dietro de lui se apre 'na schiera infernale: fatta di gatti, topi, draghi, ragni , fantasmi, guerrieri,
creature che manco ve conviene sapé come se chiamano.

E in mezzo ar casino...

Alfonso il gatto .

Tre occhi.

Faccia seria.

Coda ar vento.

Guarda Alberto e fa: Aò... finalmente sei tornato a far la guerra.

Ma nun c'è tempo da parlà.

Parte er primo colpo.

SBAM!

Parte er secondo.

CRASH!

Le spade se incrociano, le baionette lampeggiano, i fucili tuonano nella notte. I cannoni rispondono:

BOOM!
BOOM!
BOOOOM!

Palle infuocate attraversano er cielo, rosse come comete, veloci come un lampo.

Una buca 'na nuvola. Una taglia er buio.

Una sfiora la luna. E una, invece, cambia traiettoria...

scende piano… fa 'na curva... e finisce dritta dentro un bicchiere de vino.

Ma nun è 'n bicchiere qualunque.

È quello d'un ubriaco seduto all'angolo di piazza Dante fuori  la vecchia Locanda dei Papaveri Rossi.

L'ubriaco guarda er bicchiere.

Guarda la cometa.

Beve.

Rimane zitto.

Poi fa: Aho...Stasera er vino… c'ha 'na certa gradazione.

Cosi alza er bicchiere verso er cielo e dice :  Alla salute vostra!

E intanto la guerra continua.

Alfonso il gatto corre sopra li tetti.

Eugenio  il genio esce dalla lampada: arrabbiato più de prima. Marisa corre dietro ad Alberto co' l'uncinetto in mano:

 ALBERTO! TORNA A CASA!

Alberto, sopra er cavallo alato, arza la spada:

 AVANTI!

E io?

Io sto ancora in centro.

Sotto quell'albero.

A guardà  il gatto Alfonso.

E me domando:

“Ma tutto questo è successo davvero?”

Oppure stamattina ho bevuto troppo caffè?

Nun lo so.

Però ve dico 'na cosa: se domani  mattina passate dalle parti de via Toledo  e vedete 'n gatto sopra un ramo,

tre occhi aperti, la faccia da cristiano, e quello ve guarda… nun je rompete l’anima.

Poiché  magari ve può  sorridere.

Magari ve parla. E magari ve dice:

Amico  nun me disturbà. Sto a pensà.

 A che?

Lui guarda er cielo.

Fa 'n mezzo sorriso.

E ve risponde:

A,  come se conquista l'universo.

E allora… a quella risposta lo volete il mio consiglio , correte . Perché quanno Alfonso comincia a pensà, pure le stelle… se mettono a tremà.

Er Gatto Ed Il Genio Matto testo di Domenico De Ferraro
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